Arte contemporanea e cultura in Sardegna e nel Mediterraneo

Ziqqurat n°8
Sommario
Dominique Degli Esposti, Plan général, 2000, installazione, FRAC Corse, Corte (courtesy FRAC Corse)

CORSE Art contemporain

di Anne Alessandri

«Ma non è possibile che questo sia eternamente lo stesso istante che dimora e sussiste.»
Aristotele

IL TEMPO E IL LUOGO
Il tempo di uno spazio mistico non è il tempo reale. Con lui l’isola crea uno specifico rapporto. Il presente non è “isolato”, spesso è percepito come un luogo di protezione della memoria su tutto. Anacronismo: il passato è, ancora, oggi. Difficile concepire un presente senza ipoteca e la contemporaneità come tale quando tutti i tempi coabitano per saldare i fatti che fanno una storia. Perché l’isola è definita dalla sua storia come dalle sue frontiere di continente resistente; qui un poco di terra pensa a fermare l’acqua.
Altra difficoltà, quella di avvicinarsi all’arte nella sua reale dimensione (al di là del valore degli oggetti), e di comprendere il rapporto dell’opera con il suo tempo. Dopo l’apprezzamento delle opere importanti arrivate da altri luoghi e altre epoche Pisa, Genova e più tardi la collezione Fesch1, dopo l’incontro con laPierre Filippi, Invisible, 2001, installazione, FRAC Corsica, Corte, (courtesy dell’artista) pittura di cavalletto post-impressionista e post-cezanniana, era abbastanza complicato, ancora vent’anni fa, far ammettere un’arte in presa diretta con il suo tempo.
Poi la storia dell’arte in Corsica si è precisata, grazie a ricerche condotte in un contesto di rivendicazione politico-sociale. Rivalorizzate, la produzione locale (dal XV al XVI secolo) e la funzione dell’artista (spesso anonimo) hanno fatto comprendere meglio l’adeguamento della creazione al suo contesto spazio-temporale. Contemporaneo, il termine spazia aldilà delle immediate vicinanze. Unisce ad un campo più largo. Quest’arte che alcuni hanno voluto confondere o limitare, per ignoranza o strategia, a un modo di fare, obbliga allo scambio, alla conoscenza di sè e dell’altrove.

LE CIRCOSTANZE
Negli anni ’80, iniziano le commissioni ad artisti e si tengono alcune manifestazioni specifiche, che significa che un’espressione chiede di vivere, di essere vista.2
Le Fond Regional d’Art Contemporain3 (FRAC) viene creato nel 1986, quattro anni dopo quelli del continente. Costituisce una collezione internazionale considerevole, che comprende e associa gli artisti della Corsica ma che non sarà accessibile al pubblico dell’isola che nel 1990, per mancanza di un luogo di diffusione: l’assenza è rivelatrice.
È ancora la precarietà a caratterizzare la situazione dell’arte contemporanea. Più tollerata che promossa, l’arte contemporanea deve manifestarsi sul piano dell’esperienza, e per quanto ciò non sia errato, offre un pretesto per ridurre lo spazio che le si concede, sempre minacciato, mai definito. Eppure esiste. Dal 1992 e più ancora dal 1996, la Collezione del FRAC si apre al pubblico, gli artisti espongono, hanno luogo scambi, si comincia a produrre pubblicazioni.
Perdurano le difficoltà fondamentali: nel 1999 Christophe Domino in occasione di Atlante4 scrive che «l’idea di un lavoro di impianto istituzionale deve ancora svilupparsi, mentre, probabilmente, i mezzi principali già ci sono».
Il 6 novembre 2001 un incendio devasta i depositi del FRAC a Corte, i due terzi della collezione sono distrutti. Questo disastro senza precedenti crea un sussulto delle istituzioni e del pubblico: la collezione deve essere ricostituita e portata avanti. Il progetto prende corpo da un luogo di conservazione adattato. L’istituzione ha bisogno di nuove disponibilità per sostenere gli artisti.
La catastrofe del FRAC è servita a prendere coscienza dell’indispensabile presenza della creatività contemporanea. Fa l’attualità. Niente tocca di più la popolazione e la politica che il racconto della propria storia.
In tutto ciò la stampa locale gioca un ruolo importante. La crisi, il dramma sono le circostanze in cui la società corsa “dimostrativa”, “espressionista”, per riprendere le parole di Nicolas Giudici, si riconosce. Se bisogna guardarsi dalle dichiarazioni troppo attese che riproducono un triste folclore, non si può impedire di pensare che questa distruzione violenta di un bene regionale, ha forse rafforzato il significato della creatività contemporanea obbligata così alla resistenza e in ciò, questa volta, chiaramente incoraggiata.
Ma la situazione del FRAC corre sempre il pericolo di venire dimenticata, dato che il progetto non è ancora partito e non si prevedono cambiamenti al fine di un maggiore radicamento.
La Corsica conta 270.000 abitanti, 30 per km2. Il carattere aleatorio del circuito di diffusione sul territorio, l’assenza di mercato e la mancanza di formazione per gli artisti frenano l’espressione artistica contemporanea.
Attualmente non ci sono gallerie specializzate né legami commerciali con il continente e il Dipartimento Arti dell’Università della Corsica forma soprattutto docenti di arti applicate.5
Questi impedimenti sono, in parte, effetti di una cultura che non è organizzata intorno a metropoli urbane (52.000 abitanti ad Ajaccio e 40.000 a Bastia). In Corsica, tutti gli ambiti creativi conoscono queste restrizioni. Le cose evolvono progressivamente. Da un lato perché le istituzioni locali mettono in atto una politica di sostegno alla creazione che prende forme precise (borse, residenze, realizzazioni di ateliers, scambi) e, dall’altro, perché la popolazione giovane risiede sempre più sull’isola. Abituata ai nuovi mezzi di comunicazione e di lavoro, provoca dei funzionamenti più vivi e aperti.
Ma il fatto che, più di tutti, dovrebbe essere determinante per l’orientamento culturale in Corsica è l’attuale evoluzione politica dell’isola: la decentralizzazione. Questa storia in cammino è nata dalla necessità di agire sul corso delle cose, di considerare il presente. Ed ecco che il presente, concentrando tutti gli interessi, si mostra quale è, il principale luogo di tutto, un’era di invenzione.
Un paese che prende la sue decisioni non è più contratto dalla paura di perdere i suoi punti di riferimento e può capire meglio l’assoluta necessità d’essere percorso dall’energia della creatività. Molti artisti hanno certamente anticipato questa necessità, in più l’hanno addirittura preparata con gesti liberi, discreti o spettacolari che non attingono alle fonti della tradizione.

QUI E ORA
Quando per l’arte in Corsica il luogo e il tempo sono (ri)diventati le circostanzeToussaint Dominici, Sans titre, 1998, (courtesy dell’artista) della Presenza, questa si è manifestata, in principio, su una natura non più modello ma materia per fare con essa in modo letterale e concreto: – fare un quadro infinitamente mobile di immagini rovesciate dalla schiuma, piano fisso di un bordo di spiaggia sul punto di congiunzione degli elementi che fanno l’isola (1991-1992), Ange Leccia; – tracciare un cerchio di 100 metri di diametro sulla spiaggia di Nonza per fare segnali alle stelle (1991), Toussaint Dominici; – progettare di raddrizzare gli alberi piegati dal vento (1994) e valutare la quantità di montagna asportata dallo scavo di una cava (1994-1995), Elie Cristiani; – arare un campo di grano su un altopiano come per disegnare e contemporaneamente scolpire il paesaggio (1995), Jean-Laurent Albertini; – registrare le totalità del territorio lambito dal mare (2002), Akenaton. Ange Leccia, La mer, 1991, installazione, FRAC Corse, Corte (courtesy FRAC Corse)Gli artisti si appropriano del ritmo, degli accidenti o delle trasformazioni della natura. Cambiano radicalmente l’idea ricevuta, dopo Mérimée, di una relazione romantica dell’essere con il suo ambiente che, in fondo, trasformava il soggetto in prodotto, il determinante in risultato. Questo nuovo approccio al reale è l’espressione di una libertà conquistata in rapporto al peso della storia: quella del luogo e quella dell’arte.
C’è, quindi, un’altra nozione che, di fatto, si trova modificata: quella di territorio. Lo sguardo e i gesti degli artisti hanno legato il qui con l’altrove. Con il loro sapere e il loro fare, hanno inventato un altro rapporto con il mondo a partire dal loro luogo di vita e di lavoro, un rapporto che è fatto di vissuto qui e di conosciuto altrove, di ogni esperienza possibile, sensibile, provata o virtuale.
Per tutto ciò che è indizio di modalità esplorativa Caroline Belardy figura come pioniera. Ha inventato tracce geografiche (Ajaccio - Calvi par la place Rouge, 1997) e itinerari (Marcher sous l’eau, parallèlement au rivage et réliée, 2002) che convocavano allo stesso tempo il reale e l’immaginario di cui lei, l’artista, era la traduttrice e l’interprete.
Caroline Belardy, Jeu de oie, 1994/96 tela, particolare dell’installazione (courtesy FRAC Corse)Pierre Filippi crea traiettorie labirintiche con mezzi minimi (strisce di scotch al suolo, tessuti tesi). Dispone una sorta di demarcazione leggera degli spazi che provoca la perdita dell’orientamento (Ariane et Pénélope, 2001)
Esiste anche una reinterpretazione, una riutilizzazione dei segni che si può ricondurre (con le debite distanze) alla ricerca esistenziale delle origini di una società in divenire: citazioni, trasgressioni. Dominique Degli Esposti perverte volentieri gli affascinanti ricordi di infanzia o degli incontri sentimentali che hanno per sfondo la vecchia casa tradizionale.
Antoine Giacomoni mette in un abisso la presenza dei suoi ritratti. Stregati dal loro riflesso, emanano il mistero di un’apparizione che è come il suo contrario. Jean-José Albertini incide profondamente delle parole-segni su ciottoli raccolti nel letto dei fiumi, e poi li getta di nuovo nell’acqua. La sua attività segreta lascia dei riferimenti improbabili e problematiche. Le tracce e le interferenze delle piste, scritture e le raschiature, sono molto presenti nella pittura di Jean-Paul Pancrazi a partire dal 1987.
Da qualche tempo, assai recente, gli artisti si esprimono con sempre più libertà e distanza critica dalle questioni sociali, che corrispondono alla particolarità dell’isola ma anche a fenomeni più generali.
Questa posizione dell’artista che non esita ad infrangere tabù, a denunciare o trasformare in derisione dei comportamenti che si potevano credere accettati, fa di lui un attore più operativo della trasformazione della società. Questa evolve attualmente da un modo di referenze a quello della creazione. Il nuovo statuto della Corsica disegna così il suo destino. Non è un caso che il video, mezzo recentissimo e rapido, sia il mezzo privilegiato dagli artisti per le loro nuove proposte.
Con Men here (2002), Elie Cristiani gioca con l’eredità archeologica santo-sacrale. Jean-Claude Joulian, L’enfant-rot, 2002, still da video (courtesy dell’autore)Jean-Cloude Joulian (L’enfant rot, 2002) realizza un parodistico documentario etnologico su un assurdo personaggio messianico. Laetita Carlotti ausculta la natura nei luoghi di incidenti stradali e compone un curioso erbario di piante che vi trova. La donna oggetto e soggetto è al centro del lavoro di Agnès Accorsi. L’artista esaspera i clichés machisti per denunciarli. Crea un personaggio femminile trionfante sugli oltraggi derivanti dalla realtà e dal mito moderno, dominatore di fantasmi.
Gaël Peltier produce film che fondano sull’esperienza del proibito e della minaccia di violenza. Le sue sequenze, spesso brevi, corrispondono a interfasi o istanti di trasformazione (Devoilée, 2002). Si riconoscono le sue citazioni da film noir Gaël Peltier, Sans titre, 2001, still da video (courtesy dell’artista)(Melville prima di tutti) nel rigore delle sue composizioni e la qualità delle proposte con uno scartamento che non esclude l’ironia. La minaccia planante, che gioca sull’incertezza azione-finzione, è ovunque: dal paesaggio urbano dove interviene, alla macchia mediterranea che percorre, nella natura del mondo come in quella dell’artista.
Esiste oggi, in Corsica, un’energia che si manifesta e che agisce sul contesto e sullo sviluppo dei mezzi dati all’arte. Questa è fatta di tutti gli scambi che intrattiene ogni artista e gli artisti tra loro e di tutte le aspettative dei giovani sempre più in contatto con dei creatori.
Agnes Accorsi, L’âme hospitalière, 2002, still da video (courtesy dell’artista)Il FRAC ha creato con i luoghi di diffusione artistica come il Museo Fesch, la Cinémathèque della Corsica e i centri culturali, una rete che, in relazione con l’Università, ha allargato il pubblico dell’arte contemporanea. Esiste anche, sulla rete nazionale e europea, un’attenzione più sollecita nei confronti della creazione in Corsica. Tutto sembra dover prendere una forma più evidente e tutto dipende dalle scelte di futuro che l’isola prenderà per se stessa.


note
1. La collezione Fesch è un importante insieme rappresentativo della pittura italiana dal Trecento al Settecento, legata alla Corsica dal Cardinale Fesch, zio di Napoleone I. Quasi un migliaio di queste opere oggi sono conservate al Museo Fesch di Ajaccio.
2. Artisti come Toussaint Dominici, Jean-Paul Pancrazi, Pierre Filippi, Elie Cristiani, Jean Paul Marcheschi, Alexandre Perigot creano i loro progetti. Ange Leccia, Premio Roma nel 1983 ha aperto la via. È il primo artista corso che cita le sue origini, che conosce una carriera professionale internazionale. Il Museo di Bastia presenta un’esposizione nel 1989 che lascia un ricordo preciso: l’impressione di aver avuto lo stesso ritmo degli altri posti.
3. I FRAC formano una rete nazionale (22 in totale). Sono stati creati per iniziativa del Ministero di Jack Lang nel 1982 con l’incarico di costituire collezioni internazionali d’arte contemporanea in ogni regione e di organizzarne la diffusione. I FRAC(s), finanziati dai Consigli Regionali e dallo Stato, costituiscono un importante dispositivo in Francia per sostenere la creazione e il mercato dell’arte.
4. Mostra inaugurale del MACS a Sassari, alla quale il FRAC è stato invitato a partecipare dai commissari Giuliana Altea, Marco Magnani e Giancarlo Politi.
5. Malgrado ciò, grazie a dei professori, dei giovani artisti vi hanno trovato gli incoraggiamenti per fare delle scelte.
6. Agnes Accorsi e Laetitia Carlotti hanno fatto parte del gruppo di giovani artisti riuniti da Ange Leccia per un workshop organizzato da lui stesso e Jean Luc Vilmouth a Marsiglia nel maggio 2001. Questa operazione era il risultato di un partenariato tra il Pavillon du Palais di Tokyo a Parigi, la Collettività Territoriale della Corsica e il FRAC.

 

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